Sara Greco Gioielli, viaggio sola andata per New York

La designer salentina si è formata al Tads e da un anno vive nella Grande Mela, dove ha appena presentato la nuova collezione “Terra madre”

Ha frequentato il corso di incastonatore al Tarì Design School, che trasferisce agli allievi le competenze relative al montaggio di pietre preziose su oggetti di oreficeria e gioielleria: da allora ne ha fatta molta di strada Sara Greco, trasferitasi da più di un anno a New York, dove in questi giorni ha presentato la nuova collezione “Terra Madre”. Salentina di nascita, ha studiato all’Istituto d’Arte di Lecce con indirizzo “Arte del Metalli e dell’Oreficerie”, poi, giovanissima, ha frequentato i laboratori orafi della provincia. Nel vicentino si è formata presso l’Ente di formazione I.RI.GEM, dove ha frequentato corsi di design e modellazione della cera, taglio e analisi gemmologica delle pietre preziose ed è infine approdata nel 2007 al Tarì Design School di Marcianise. Qui ha appreso l’arte dell’incisione e dell’incastonatura di pietre, lavorando anche in vari laboratori dove ha imparato i segreti dai più eccellenti maestri dell’arte orafa napoletana.

La sua nuova collezione, come le precedenti, racconta il rapporto tra la creazione e i luoghi d’origine. Non a caso, si chiama “Terra Madre” e il protagonista è l’argento 925 cesellato, abbinato al Quarzo Ialino (anche detto Cristallo di rocca) e al quarzo Citrino. “Terra è una parola con molti significati – spiega la designer -. È la terra su cui camminiamo, su cui viviamo la nostra vita. La terra calda e rossa, dove si coltivano e crescono le piante. Terra è un paese, una città, una regione, una nazione. Terra è il territorio a cui apparteniamo, la Madre dalla quale tutti siamo nati. Essere su questa terra, significa vivere”.

Quando si è trasferita oltreoceano, è riuscita a ottenere il visto “O1 Visa: Individuals with Extraodinary Ability”, il visto di lavoro più complesso da ottenere per gli Stati Uniti. Qual è il suo rapporto con New York? “Ogni giorno ho modo di interagire con persone provenienti da tutto il mondo, ognuna di esse porta dentro di sé un po’ della propria terra – prosegue Sara Greco -: origini e tradizioni si incontrano e terra diventa concetto universale. Lavorare a New York mi ha migliorato nelle tecniche permettendomi di essere all’avanguardia, ma, se avvalermi di microscopi e attrezzature di ultima generazione mi consente di sperimentare e immaginare gioielli che guardano al futuro, niente sarebbe se dimenticassi la tradizione italiana a cui appartengo. La terra è quindi madre di ogni mia ispirazione”. Il servizio fotografico che racconta per immagini la collezione “Terra Madre” è stato realizzato da artisti salentini: gli scatti sono di Dario Patrocinio; la fashion model, Valeria Micello, e la Make-up artist Giulia Halihakaj.

Sara Greco ama la sua terra d’origine ma anche quella che l’ha accolta al di là dell’oceano. Ma cosa amano i newyorchesi dei suoi gioielli? “Ciò che cattura l’attenzione, dalle impressioni che raccolgo, è quella che chiamano la ”artistic freedom”, la libertà di spaziare nell’arte senza barriere mentali e irrigidimento – racconta –; oltre a microscopi, saldatrici laser e differenti metodi e attrezzi che non vengono usati in Italia, ho imparato a lavorare in tempi strettissimi, pur puntando alla perfezione dei dettagli. Non ci sono molti italiani nel Diamond District – prosegue Sara Greco – i colleghi e le persone che incontro in questo magico quartiere sono per lo più russi, israeliani e americani. È un mercato molto competitivo”.

A New York lavora per l’azienda P Cat Custom, che ha sede nel Diamond District e lavora per grandi brand americani. Nel novembre di un anno fa e nello scorso giugno Sara ha anche partecipato, con il proprio marchio, all’Exhibition “ARTISTS & FLEAS” a Williamsburg, Brooklyn (che raccoglie arte, fashion e design di artisti provenienti da tutto il mondo) dove i suoi gioielli sono stati definiti “una dichiarazione di impeccabile abilità nell’arte e nelle tecniche artigianali tramite la realizzazione di gioielli creati attraverso tradizioni esperte. Ogni pezzo che porta il marchio Sara Greco Gioielli è creato dall’artista, infondendolo con passione, maestria e bellezza”. Articolo redatto da PM.preziosamagazine

Dalla scuola del gioiello alla sua start up, passando per Bulgari e Cartier

Sara Amirante, 24 anni, campana di Quarto, racconta la sua esperienza formativa e professionale partita da Tarì Design School

Dalla scuola per orafi e incastonatori del Tarì (polo orafo di Marcianise in provincia di Caserta), al laboratorio di Bulgari e poi da Cartier. È la storia di Sara Amirante, di Quarto, in provincia di Napoli, 24 anni, considerata un’ alunna simbolo della scuola del gioiello casertana, selezionata tra tanti aspiranti, soprattutto per la sua forte motivazione e per le qualità professionali.

La scuola del Tarì nata nel 1991
È un’istituzione nata ancor prima del Centro orafo e da sempre considerata il suo fiore all’occhiello. Ogni anno la Tads (Tarì Design School) accoglie 80 studenti, di questi 40 seguono il corso biennale per orafi, 20 quello (sempre biennale) per orologiai e 20 il corso per incastonatori. Negli anni la scuola ha lavorato a stretto contatto con le imprese del Tarì e con molte altre anche all’esterno del polo orafo, raggiungendo un placement certificato del 95%. «Il 70% dei nostri allievi precisa il direttore Andrea Romano – trova lavoro presso grandi imprese del settore: da Bulgari a Damiani, Cartier e molti altri prestigiosi brand italiani e stranieri».

Le occasioni di Sara
«Dopo il diploma del liceo scientifico, avendo saputo di una scuola per orafi, ho deciso di partecipare alla selezione. Si trattava di investire su una mia vecchia passione, quella della creazione del gioiello, fino ad allora relegata nell’ambito degli hobbies – racconta la giovane di Quarto -. Sono stata ammessa e ho frequentato due corsi: quello per orafo e quello per incastonatore. Entrambi mi hanno entusiasmata e arricchita. Avevamo la possibilità di seguire lezioni teoriche e pratiche, quasi sempre impartite da operatori del settore. Insomma, i nostri insegnanti erano i migliori artigiani, che senza reticenza ci mettevano al corrente di tutti i segreti del mestiere. Ho vissuto in un ambiente creativo e allo stesso tempo molto tecnico. Abbiamo imparato a usare gli antichi attrezzi del mestiere per le lavorazioni manuali e anche le più avanzate tecnologie». La scuola è dotata infatti di stampanti 3D e di attrezzi per la saldatura laser con ossigeno.

L’assunzione a Valenza
Finita la scuola Sara partecipa a una selezione per l’ammissione alla Jewellery Academy di Bulgari a Valenza . E anche questa volta viene ammessa. «È cominciato un altro percorso di formazione – racconta Sara – di tre mesi poi rinnovato per altrettanti. E alla fine è arrivata l’assunzione con il ruolo di incastonatrice. E nel ritrovarmi con i migliori gioielli e le piu preziose gemme tra le mani ho provato davvero una grande emozione».

Cambio per Cartier
L’esperienza della giovane napoletana è importante, l’ambiente di lavoro è interessante. Ma, per la ragazza che ha talento e anche una buona formazione, si presenta anche una seconda occasione: lavorare per Cartier, questa volta a Milano. «Sono stata assunta per fare il lavoro di orafo – racconta – anche questa volta ho vissuto una esperienza indimenticabile».

La sfida della nuova impresa
Sara resta in Cartier per un anno circa, ma poi rispolvera il sogno di creare una propria linea di gioielli e far nascere una piccola impresa. Lascia la griffe francese e torna a Quarto. Disegna, progetta, con la sorella laureata in giurisprudenza, fa un business plan e presenta domanda di finanziamento a Invitalia in base alla legge del 2017 denominata “Resto al Sud”. «La mia prima linea di gioielli è pronta – conclude – ho investito quanto avevo guadagnato – ora aspetto la risposta di Invitalia. Per il momento il mio laboratorio è in un locale di proprietà di mio padre vicino casa. Sono ottimista. L’ho imparato nella lunga esperienza formativa vissuta partendo proprio da Marcianise». (Intervista redatta da “Il sole 24 ore”).

Corrado Facco (Il Tarì): “Digitalizzate e plurisensoriali le gioiellerie ancora centrali per il settore”

Nello specifico del comparto orafo-argentiero-gioielliero, un’indagine sulle principali evidenze relative all’impatto dell’emergenza sanitaria sul settore nel primo trimestre 2020 realizzata per Federorafi dal Centro Studi di Confindustria Moda, il 53% delle aziende orafe rispondenti ha accusato un calo del fatturato compreso tra il -20% e il -50%; il 29% ha registrato una flessione superiore al -50% e la flessione media del fatturato è stata pari a un -42,6% rispetto al medesimo periodo del 2019, con un calo degli ordinativi del 43% rispetto all’ anno precedente.
 
Tuttavia, secondo Corrado Facco, l’attuale Amministratore Delegato del centro orafo il Tarì di Marcianise (CE) ed ex Direttore Generale del salone VicenzaOro, il coronavirus non farà scomparire le gioiellerie, ma ne accelererà la mutazione, perché solo quelle che daranno maggiore accesso a funzioni omnicanale e sapranno coinvolgere a livello sensoriale i clienti potranno ricoprire un ruolo centrale in un sistema distributivo sempre più ibrido come quello odierno. In una conversazione con Fashion Network, questo esperto conoscitore del settore, nel quale si muove da più di 20 anni, sostiene che per le aziende orafe si profila “una prova durissima di capacità di resistenza” nei prossimi mesi.

FashionNetwork.com: Come cambierà secondo lei l’universo delle gioiellerie nel post-Covid? Tenderanno a scomparire o cambieranno pelle?
Corrado Facco: Le gioiellerie rappresentano storicamente i terminali naturali della componente offline della distribuzione del settore oro e gioiello. Peraltro, già da qualche anno stavamo assistendo ad una fase di cambiamento. Mentre prima, infatti, il consumatore si rivolgeva al retail tradizionale, monomarca o plurimarca, ora può effettuare le sue scelte e i suoi acquisti attraverso canali distributivi molto differenziati, sia digitali che tradizionali. È chiaro a tutti come il “cigno nero” generato dalla drammatica pandemia di Covid-19 potrebbe accelerare questo cambiamento di abitudini del consumatore, non solo perché sia prevedibile una forte contrazione delle sue capacità di spesa nel settore lusso, ma anche perché la dimensione digitale vissuta durante il lockdown planetario accelererà la richiesta di accesso all’omnicanalità.
In questa nuova dimensione distributiva ibrida, io sono convinto che le gioiellerie ricopriranno ancora un ruolo centrale per il settore laddove sapranno sempre più coniugare fisico e digitale e rappresentare un luogo di esperienza di acquisto vera e plurisensoriale per il consumatore evoluto. Gioielli e orologi non sono commodites, non appartengono alla dimensione del fast, ma a quella dello slow, quindi ora richiedono negozi capaci di offrire coinvolgimento ed immersività, oltrechè – ma è ovvio – un nuovo concetto di servizio.

FNW: Quali conseguenze sta subendo il mondo produttivo-distributivo orafo-argentiero da questa crisi? Come è andato il primo trimestre 2020 per le aziende orafe italiane?
CF: Questa crisi sta ponendo il sistema delle imprese del settore orafo–argentiero, siano esse appartenenti alla produzione che alla distribuzione, di fronte ad una prova durissima di capacità di resistenza. Il crollo verticale della domanda, in Italia e all’estero, la chiusura dei punti vendita, a cui si è aggiunto anche il rialzo del valore dell’oro, ha richiesto alle imprese un veloce adattamento alle nuove condizioni. Le conseguenze più immediate sono ovviamente quelle correlate alla dimensione economico–finanziaria delle imprese, aggravata da una forte incertezza sui tempi e modalità di ripresa del mercato domestico ed internazionale. 
Il vero problema non è rappresentato dall’andamento negativo del primo trimestre, fortemente condizionato dalla diffusione velocissima del virus nei mesi di febbraio e marzo (per quanto ovviamente importante), ma dalla capacità o possibilità di fare previsioni corrette circa la fase della ripartenza, al fine di farsi trovare preparati e con il giusto assetto aziendale.

FNW: Se non vi sarà una recrudescenza del virus, in quanto tempo stima che si possa tornare ad una certa normalità?
CF: Purtroppo, temo che l’anno 2020 rappresenti un periodo di transizione molto complesso e che si potrà tornare ad una certa normalità solo quando sarà stato prodotto il vaccino anti Covid-19 e distribuito ad una componente numericamente importante della umanità. Fino a quel momento, tutti le stime e gli indicatori più qualificati ci dicono che la navigazione dovrà essere a vista, con tutte le conseguenze di carattere economico, sociale e di stile di vita. Gli analisti più autorevoli ci dicono che, con molta probabilità, dalla metà del 2021 potremmo forse cominciare a riveder le stelle. Ma il recupero dei volumi di vendita pre-Covid non può avere una data certa, ad oggi. 

FNW: Le incognite che ancora pesano su spostamenti, assembramenti e distanziamenti delle persone quali contraccolpi causeranno al sistema fieristico internazionale?
CF: Il sistema fieristico è uno strumento di politica industriale in quei Paesi che, come il nostro, sono basati sulla trasformazione di materie prime, sulla manifattura, su servizi di qualità e sull’export. È chiaro, quindi, come il lockdown, prima, e le nuove regole di distanziamento sociale, poi, abbiano generato un danno gravissimo agli organizzatori di eventi e manifestazioni, ma anche ai loro Clienti, rappresentati dalle filiere produttive protagoniste di quegli appuntamenti.
Il sistema fieristico più evoluto ha però saputo reagire con molta prontezza, definendo protocolli molto articolati in grado di garantire lo svolgimento in sicurezza di fiere e congressi. 
Le incognite ora all’orizzonte, dopo la ormai prossima riapertura, saranno rappresentate da un mix di elementi: la contrazione delle capacità di investimento da parte delle aziende espositrici, la propensione allo spostamento da parte delle aziende che visitano questi appuntamenti e l’andamento reale del mercato di riferimento, sia esso di beni di consumo e che di investimento. I contraccolpi prevedibili, in un clima di significativa incertezza, saranno sicuramente concentrati sulla contrazione dei volumi di fatturato del sistema fieristico nel suo complesso, con le conseguenze prevedibili in termini di contrazione degli investimenti.

FNW: Il Tarì riapre. Quali nuovi sistemi e procedure avete adottato per visitare il centro il totale sicurezza?
CF: Mi lasci dire che noi de Il Tarì, ed in primis il Presidente Giannotti, abbiamo iniziato a pensare alla riapertura in sicurezza ancor prima della reale chiusura del Centro, nel senso che ci siamo attivati non appena abbiamo compreso la gravità di quanto stava avvenendo in Cina prima e in Italia poi, al fine di prevenire il rischio che il contagio si potesse diffondere presso le nostre strutture che, per inciso, movimentano dalle tremila alle quattromila persone al giorno.
Data la nostra dimensione e le nostre caratteristiche era ed è importantissimo per noi implementare quotidianamente processi volti a massimizzare l’effettiva prevenzione, proprio per garantire alle aziende insediate e agli operatori economici che vengono a fare il loro business a Il Tarì un ambiente sicuro e protetto. Abbiamo così definito protocolli che hanno rivisitato tutte le possibili occasioni di rischio, investendo molto su competenza, dispositivi fissi e mobili, presidi, accorgimenti e percorsi. Il tutto, però, senza appesantimenti di procedure e preservando un alto livello di gradevolezza della visita presso il nostro Centro.

FNW: L’aspetto della trasformazione digitale dovrebbe diventare sempre più protagonista, tra fiere in versioni virtuali e ulteriore boom dell’e-commerce. Il Tarì ha in previsione iniziative in questo ambito?
CF: Il Tarì rappresenta un’esperienza unica nel panorama europeo. Un vero eco-sistema formato da 400 imprese che operano nell’ambito dell’intera filiera orafo-gioielliera. Ma rappresenta anche uno snodo cruciale, sia in termini produttivi che distributivi. E, quindi, proprio per l’importanza e la rilevanza strategica che ricopre sul piano locale, nazionale ed internazionale, non può non affrontare e approfondire la dimensione digitale, intesa non solo e non tanto quale canale di vendita, ma come snodo integrato di comunicazione, marketing, storytelling necessari per affrontare adeguatamente le nuove sfide del mercato e le esigenze dell’omnicanalità come sistema di interconnessione per il business. In questo senso, stiamo ragionando per definire la progettualità migliore che sappia coniugare la nostra storia con il futuro prossimo, tenendo al centro l’esperienza umana. 

FNW: Ci saranno novità per la scuola professionale orafa del Tarì?
CF: La nostra scuola, una delle migliori nel panorama europeo e molto apprezzata anche dalle grandi maison del gioiello (la scuola forma figure richieste da grandi nomi della gioielleria internazionale come Cartier, Bulgari o Tiffany, ndr.), che del “fatto con le mani” fanno un punto di forza delle loro collezioni, è già al massimo della sua capacità in termini di iscritti e di spazi disponibili. Prima della pandemia eravamo perfettamente coscienti che il potenziale di mercato, specie nel nord del nostro Paese, fosse alto, anche perché i produttori appartenenti ai distretti di Valenza, Vicenza e Arezzo lamentavano da tempo carenza di personale in un’ottica di ricambio generazionale. In questo senso, ad inizio d’anno avevamo prodotto uno studio di pre-fattibilità finalizzato a verificare le condizioni operative per una prossima apertura della scuola a Milano. Quanto poi è accaduto ci richiede ora naturalmente un aggiornamento dei piani.
Nel frattempo, abbiamo riaperto da quindici giorni la scuola in Campania, presso Il Tarì, dove le ragazze ed i ragazzi iscritti ai nostri corsi si sono ripresentati con molta motivazione in aula per continuare la loro formazione. E noi siamo stati felici di aver potuto garantire anche a loro una riapertura della struttura in totale sicurezza, così da poter continuare nel loro cammino verso il futuro.

GOOD NEWS:IL TADS RIAPRE LE SUE AULE

CASILLO: “DOBBIAMO RECUPERARE IL TEMPO PERDUTO, MA SIAMO FIDUCIOSI, ANCHE CON L’IMPEGNO DA PARTE DEI DOCENTI A RADDOPPIARE I TURNI”.

La campanella suona per Il Tarì Design School. Da mercoledì la scuola professionale del centro di Marcianise riporterà tra i banchi i suoi ragazzi, in tutta sicurezza e con l’entusiasmo di chi sta facendo un primo passo verso la normalità, dopo un momento grande incertezza.

Ad accogliere gli studenti all’ingresso ci saranno le misure già predisposte dal Tarì per aziende e operatori, tra cui eliminazione delle bussole e delle impronte digitali, file divise e distanziate, termoscanner e sanificazione.
All’interno, invece, altri provvedimenti specifici garantiranno il distanziamento tra i ragazzi.

«Le classi saranno scaglionate tra mattino e pomeriggio – spiega il direttore Andrea Maria Romano – ma resteranno unite, visto che siamo riusciti a distanziare gli studenti e abbiamo collocato dei divisori di plexiglass tra i banchi. Gli unici a dividersi in due turni saranno gli incastonatori, perché le attrezzature non consentono di posizionare le barriere. Per gli orologiai, invece, non ci sono problemi, perché l’aula è molto grande. La sicurezza sarà massima, abbiamo chiuso gli ambienti comuni; previsto un programma di pulizie e sanificazioni giornaliere e settimanali molto attento; predisposto la sanificazione dei condotti dell’aria condizionata, il cui impianto ha un anno di vita e recepisce tutte le normative per la sicurezza nei luoghi di lavoro e saranno obbligatori mascherine e guanti. La gestione sarà complicata, perché abbiamo a che fare con dei ragazzi, ma la scuola deve dare l’esempio anche in questo e siamo carichi e positivi».

Nel frattempo sono riprese anche le attività a distanza con i potenziali allievi, visto che la ripartenza dovrebbe consentire la conclusione regolare dei corsi e quindi la partenza del nuovo anno senza strascichi di quello precedente. «Stiamo facendo attività di orientamento nelle scuole e abbiamo visto che online gli alunni sono anche più attenti e fanno domande più precise – continua il direttore – Stiamo ricevendo molte richieste e le iscrizioni sono già iniziate. Lavoreremo a ritmo serrato per concludere i corsi, con due settimane di lezioni anche ad agosto, ma è importante che i ragazzi finiscano l’anno, perché alcuni devono iscriversi alle specializzazioni e le aziende di alta gamma ci chiedono manodopera».

Molto soddisfatto il presidente Giuseppe Casillo«Finalmente possiamo ripartire. Siamo stati ascoltati e ci hanno fatti riaprire, allargando il provvedimento a tutte le scuole professionali, com’è giusto per la loro specificità. In caso contrario sarebbe stato un disastro, adesso dobbiamo recuperare il tempo perduto, ma siamo fiduciosi, anche con l’impegno da parte dei docenti a raddoppiare i turni. Siamo operativi e pronti, abbiamo trovato grande entusiasmo da parte dei ragazzi, erano tutti in fermento per la riapertura e questo è un segnale molto positivo, perché significa che ci credono e tengono alla loro preparazione e a completare il percorso».

Nuove date per i corsi di Gemmologia

A seguito della chiusura della scuola e della sospensione di tutte le attività didattiche è stato realizzato un nuovo calendario per i corsi di gemmologia organizzati al Tads in accordo con HRD ANTWERP

Dal 9 al 20 novembre 2020 si terrà il corso di Analisi e Classificazione del Diamante organizzato in 2 settimane full immersion e che permette di ricevere il Diploma Internazionale HRD Antwerp Certified Diamond Grader
Estremamente pratico e completo il corso fornirà a tutti gli appassionati di gemme tutte le competenze indispensabili per poter analizzare i diamanti e rilasciare le relative certificazioni.

Per partecipare al corso non è indispensabile avere una preparazione in ambito gemmologico, il percorso è strutturato per dare a tutti gli strumenti per diventare degli abili analisti.

Per partecipare al corso compila il form, sarai ricontattato quanto prima

Gioielli in Fermento edizione 2021

Una nuova sfida lanciata da Gioielli in Fermento. Il concorso di gioiello contemporaneo arrivato alla 10 edizione spinge tutti i designers e i creativi ad una profonda riflessione sul Pre o Post pandemia.

In un tempo sospeso come quello della pandemia anche il gioiello contemporaneo subisce un’evoluzione nel suo linguaggio e una linea netta si demarca tra ciò che succedeva prima e quello che succede ora dopo il covid.

Il tema del contest 2020  “evoluzione & affinamento” viene così affiancato al nuovo mood per il 2021 Pre e Post “tra ciò che è stato fino all’esplosione della pandemia, dei pericoli del contagio, della paralisi di ogni attività e del confino – il PRE –e ciò che da quel momento in poi ha implicato il ripensare le nostre vite, le nostre reazioni, i nostri ruoli – il POST”. In questo modo ancora una volta l’ ornamento gioiello si fa portavoce di un’esigenza più grande e più profonda quella della ricerca di un equilibrio nuovo.

Puoi leggere il regolamento per partecipare al concorso https://gioiellinfermento.com/2020/04/17/edizione-2021/

#iguru_soc_icon_wrap_60c513ec86fd2 a{ background: transparent; }#iguru_soc_icon_wrap_60c513ec86fd2 a:hover{ background: transparent; border-color: #00bda6; }#iguru_soc_icon_wrap_60c513ec86fd2 a{ color: #acacae; }#iguru_soc_icon_wrap_60c513ec86fd2 a:hover{ color: #ffffff; }